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Chiesa |  20 June 2018
Tutti abbiamo sangue rosso
Stasera al Teatro S.Giulia del Villaggio Prealpino alle 20.45 va in scena la drammatizzazione autobiografica, ideata e interpretata da 14 richiedenti asilo. Presente il vescovo Pierantonio Tremolada.
di Betty Cattaneo

“Tutti abbiamo sangue rosso” è la drammatizzazione autobiografica, ideata e interpretata da 14 richiedenti asilo a seguito di un laboratorio etnografico narrativo promosso dalla Cooperativa Kemay. Una storia corale in cui dolore e speranza si mescolano, passato e presente si intrecciano, dando voce all’indicibile, in un susseguirsi di immagini, musica e parole .

Ci sono progetti che esistono solo grazie al lavoro e alla forza delle persone. Il progetto di accoglienza per richiedenti asilo della Cooperativa sociale Kemay di Caritas Diocesana di Brescia è uno di questi.

La cooperativa ha scelto di chiamarsi Kemay come la bimba di 5 anni che ha attraversato da sola il Mar Mediterraneo; la prima di tantissimi minori non accompagnati che ogni giorno affrontano un viaggio quasi impossibile, in fuga dalla guerra e dalla povertà e alla ricerca di un futuro migliore. La prima bambina accolta dalla Caritas di Brescia, dopo l’appello che il vescovo Luciano Monari, aveva lanciato il 2 settembre 2015, affinché le parrocchie della provincia si attivassero con la micro accoglienza. Una richiesta che anticipò di pochi giorni quella di Papa Francesco, che invitò i cristiani a «farsi prossimi dei più piccoli e abbandonati, a dare loro una speranza concreta».

Ad oggi la Cooperativa Kemay ha accolto e accompagnato 350 richiedenti asilo in appartamenti suddivisi in 28 comunità, seguiti da una trentina di operatrici e operatori specializzati che affiancano una rete di volontari, la vera forza che tiene in piedi il progetto e lo rende reale e umano. Perché il progetto Kemay esiste quando le comunità parrocchiali si aprono e accolgono, mettendo a disposizione persone che regalano il proprio tempo per seguire i richiedenti asilo. Il percorso è ricco di emozioni e di positività, anche se non mancano le criticità. Restano tanti punti di domanda ad esempio sul futuro dei ragazzi, sul “cosa succede dopo”. Dopo aver ricevuto i documenti o non averli ottenuti.

Ne abbiamo parlato più volte a RadioVoce con Stefano Savoldi, legale rappresentante di Kemay e con Giorgio Cotelli direttore di Caritas diocesana. Ma oggi, nella Giornata Mondiale del Rifugiato e nell’ambito di Share the Journey, la campagna di sensibilizzazione di Caritas Internationalis per promuovere una cultura dell’incontro, vogliamo farvi ascoltare soprattutto le voci degli operatori e dei volontari che ogni giorno rendono possibile questo progetto. Voci raccolte da Caritasdiocesana nel reportage presentato lo scorso gennaio durante il Convegno delle Caritas parrocchiali svoltosi presso il Gran teatro Morato.